Manovra: Mezzogiorno, dal bonus investimenti al fondo Cresci al Sud

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Manovra: Mezzogiorno, dal bonus investimenti al fondo Cresci al Sud

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Oltre a prorogare o allargare il raggio di una serie di bonus previsti per le imprese del Mezzogiorno, in Manovra spunta “Cresci al Sud”, un nuovo fondo per far crescere le PMI nelle 8 Regioni interessate.

Manovra: le agevolazioni per Impresa 4.0 e Green Economy

Il Titolo VI della Manovra 2020 è interamente dedicato alle misure per il Sud Italia: 7 articoli contenenti una serie di misure per favorire gli investimenti delle imprese in queste zone.

Cresci al Sud: cos’è e come funziona

Partiamo dalla novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2020. Dopo Resto al Sud, l’incentivo per coprire i costi di avvio delle nuove imprese da parte degli under 46 – esteso con il decreto sisma anche ai Comuni del cratere sismico 2016 e 2017 – il Governo propone una misura complementare per far crescere le imprese del Mezzogiorno.

Si tratta di Cresci al Sud, il fondo a sostegno della competitività e della crescita dimensionale delle piccole e medie imprese aventi sede legale e attività produttiva nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

Si parte con una dotazione di 250 milioni tra il 2020 e il 2021 (rispettivamente 150 il primo anno e 100 il secondo) provenienti dalle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione.

Il Fondo opera investendo nel capitale delle imprese  unitamente e contestualmente a investitori privati indipendenti. L’investimento nel capitale di ciascuna impresa target è finanziato, secondo le modalità definite nel regolamento di gestione del Fondo, anche da risorse apportate dagli investitori privati, che saranno individuati attraverso una procedura aperta e trasparente.

La gestione è affidata ad Invitalia, che può anche avvalersi della Banca del Mezzogiorno e di altre società interamente partecipate. Quote aggiuntive del Fondo possono essere sottoscritte anche da investitori istituzionali, pubblici e privati, individuati dalla medesima Agenzia, da Cassa depositi e prestiti, dalla Banca europea per gli investimenti e dal Fondo europeo per gli investimenti.

Nuova Sabatini: contributo più alto per le imprese del Sud

Per rafforzare il sostegno agli investimenti innovativi realizzati dalle micro e piccole imprese in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, si allarga il perimetro della Nuova Sabatini: la maggiorazione del contributo statale prevista se si tratta di investimenti 4.0 sale dal 30 al 100%. A disposizione, 60 milioni dal 2020 al 2025 (12 milioni di euro per il 2020, 11 milioni per ciascuno degli anni dal 2021 al 2024 e 4 milioni di euro per l’anno 2025).

Il 25% delle risorse è destinata alle micro, piccole e medie imprese per l’acquisto, anche mediante operazioni di leasing finanziario, di macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica ad uso produttivo, a basso impatto ambientale, nell’ambito di programmi finalizzati a migliorare l’ecosostenibilità dei prodotti e dei processi produttivi.

Proroga del credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno

Proroga di un anno per il credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nelle regioni del Mezzogiorno (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo).

Previsto dalla Legge di Stabilità 2016, il bonus doveva scadere a fine anno.

Credito d’imposta per ricerca e sviluppo nel Mezzogiorno

La Manovra prevede che inoltre il credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo spetti nella misura del 50% delle spese per investimenti nelle Regioni del Mezzogiorno effettuati fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020.

Nuove modifiche al Piano Sviluppo e coesione

Per accelerare la spesa dei fondi nazionali destinati alla coesione territoriale il decreto Crescita aveva sostituito la molteplicità di Programmi finanziati dal FSC con un unico Piano Sviluppo e Coesione per ciascuna amministrazione.

Ora la Legge di Bilancio rimette mano ad alcuni aspetti di questa semplificazione. La Manovra prevede che in sede di prima approvazione, i Piani sviluppo e coesione potranno contenere:

  • a) gli interventi dotati di progettazione esecutiva o con procedura di aggiudicazione avviata, individuati sulla base dei dati di monitoraggio presenti, alla data del 31 dicembre 2019, nel sistema di monitoraggio unitario;
  • b) gli interventi che, pur non rientrando nella casistica di cui alla lettera a), siano valutati favorevolmente da parte del Dipartimento per le politiche di coesione, dell’Agenzia per la coesione territoriale, d’intesa con le Amministrazioni titolari delle risorse, in ragione della coerenza con le “missioni” della politica di coesione di cui alla nota di aggiornamento al DEF 2019 e con gli obiettivi strategici del nuovo ciclo di programmazione dei fondi europei, fermo restando l’obbligo di generare obbligazioni giuridicamente vincolanti entro il 31 dicembre 2021.

Le risorse eventualmente non rientranti nel Piano sviluppo e coesione, saranno riprogrammate con delibera del CIPE su proposta del ministro per il Sud, di concerto con le amministrazioni competenti, al fine di contribuire al finanziamento di un Piano sviluppo e coesione per ciascuna delle “missioni”. Tali risorse possono finanziare i Contratti istituzionali di sviluppo e la progettazione degli investimenti infrastrutturali.

Contributo per infrastrutture sociali

Per incentivare gli investimenti in infrastrutture sociali, ai comuni situati nel territorio delle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia è assegnato un contributo pari a 75 milioni di euro annui a valere sul Fondo sviluppo e coesione 2014-2020.

Nuove risorse per le aree interne e rafforzate le ZES

Al fine di rafforzare ed ampliare la strategia nazionale per lo sviluppo delle aree interne del Paese, è incrementata la dotazione del Fondo di rotazione di cui alla legge n. 183 del 16 aprile 1987 di 200 milioni di euro (60 milioni per il 2021 e 70 milioni rispettivamente per il 2022 e il 2023).

Previsto inoltre il rafforzamento delle Zone economiche speciali (ZES).